Scarpe volanti su Caserta
Chi lancia le “scarpe volanti” sui fili della nostra città? Che significato hanno? Perché il fenomeno impazza in tutto il mondo? E la gente cosa ne pensa? Esclusiva sul fenomeno che fa camminare i casertani con il naso in su…
Quando per la prima volta mi ha portata in Via Unità d’ Italia e mi ha detto “Bè…?” io non ho capito. Poi mi ha indicato il cielo con il dito e ho visto un paio di scarpe colorate che pendevano dai fili sostenuti dai tralicci dell’elettricità. Ancora non lo sapevo ma stavo assistendo all’esplosione, nella nostra cittadina, di un fenomeno che già da un po’ impazza in tutto il mondo: dalla Spagna alla Germania, dalla Francia all’Inghilterra alla Norvegia le “scarpe volanti” penzolano sui fili di mezza Europa ma non solo. Sui siti internet nati a celebrazione dell’insolito fenomeno scopriamo che ha contagiato gli Usa, il Canada, Israele, il Messico e il Perù, il Brasile e perfino l’Australia. Ma nessuno è ancora riuscito a chiarire il vero senso del fenomeno, battezzato con il nome di “shoefiti” da shoes (= scarpe) e graffiti: una provocazione, un messaggio in codice, l’espressione di un emozione o un insolito rito funerario? Sui giornali casertani, in questi giorni, si è detto tutto e il contrario di tutto e su facebook il fenomeno annunciato dall’architetta casertana Vittoria Merola, che per prima ha raccontato di aver visto dallo studio del suo ufficio in Via Unità Italiana delle scarpe colorate penzolare dai fili dell’elettricità ha scatenato sul social network la gara alle interpretazioni più stravaganti. Alcune semplicemente ridicole altre addirittura un po’ offensive, come quelle che parlavano del lancio di un nuovo prodotto o della pubblicità di un negozio di scarpe.
Conoscendo bene lo spirito e le intenzioni degli artefici di tutto ciò ho ritenuto giusto dar loro la parola.
Dunque siete voi ad aver lanciato lo “shoefiti” a Caserta…Già ma chi siete voi?
Siamo i M.A.A.S., Movimento Attivisti Artisti Scalzi. Siamo in 3, casertani DOC, tra i 20 e i 22 anni. Non vi diciamo nulla di più, vogliamo restare nell’anonimato. Non è per il timore di un’azione legale: non crediamo che sia vietato né pericoloso quello che facciamo e lo dimostra il fatto che, nonostante lo “shoefiti” sia da tempo diffuso in tutto il mondo, non ha mai causato problemi. L’anonimato vuole semplicemente rappresentare la dimensione collettiva delle nostre azioni, la volontà di agire come cittadinanza attiva per dare una dimensione più artistica e “colorata” alla nostra città.
Come è iniziata questa esperienza?
E’successo agli inizi di maggio: conoscevamo lo shoefiti per averlo visto in giro per il mondo ma l’idea di farlo a Caserta non ci aveva neppure sfiorato. Poi un giorno Ivan (un amico) è finito con la scarpa in un secchio della vernice e da lì..l’illuminazione. Le prime scarpe le abbiamo comprate usate al mercato, poi abbiamo iniziato a procurarcele in altri modi. Ma l’ostacolo più grande rimane il materiale..Ci servono altre scarpe, molte altre…Stiamo collaborando con il Laboratorio Sociale Mille Piani di Caserta, che ha aperto per noi uno spazio di raccolta non solo di materiale ma anche di nuove idee. Siamo aperti a suggerimenti e proposte, da comunicarci sul nostro facebook o alla mail m.a.a.s@email.it
Ma quello che tutti i casertani si chiedono è “Qual è il senso di tutto ciò”?
E’ questo il motivo per cui abbiamo deciso di uscire allo scoperto…Naturalmente ciascuno può vederci quello che vuole in un paio di scarpe penzolanti, ma da qua a parlare di “viral marketing, della promozione di un nuovo prodotto, della pubblicità di un negozio di scarpe..A questo proprio non ci stiamo. Non c’è nulla di commerciale in tutto questo, come è assolutamente ridicola l’ipotesi avanzata da alcuni giornali (quali “La Gazzetta del Mezzogiorno”) che parlano del segnale di una piazza di spaccio, delle scarpe dei morti, del feticcio che simboleggia la perdita della verginità o la fine di un anno accademico. Non è una sinistra forma di lutto, né il feticcio-simbolo della fine di un ciclo o del passaggio da una condizione all’altra; assolutamente non è correlato al film “Wag the dog” che voleva celebrare un eroe di guerra, né a “Big Fish”, in cui comunque il lancio di scarpe simboleggiava la libertà e non, come scrive qualcuno (N.B. “Caserta c’è”) la voglia di felicità ….più che altro una forma di rivalutazione e celebrazione degli spazi urbani. A Caserta l’arte di strada praticamente non esiste, per questo siamo contenti e orgogliosi che molti ci stiano scoprendo e parlino di noi: speriamo che anche altri si uniscano a noi e tirino fuori il loro “lato artistico” per cambiare il volto della nostra Caserta.
Raccontateci un po’ la “dinamica del lancio”..
Bè innanzitutto ci procuriamo le scarpe, che come abbiamo detto è la parte più difficile. Poi le coloriamo con le bombolette e ci mettiamo a girare per cercare il posto adatto…La disposizione delle scarpe non è casuale anzi, segue quasi lo schema di una psico geografia urbana. San Leucio, Via Roma, Via Unità Italiana, la Chiesa del Buon Pastore, il Ponte di Ercole, Puccianiello, Via Torretta, Via Laviano, la Villetta di Padre Pio, Via S. Carlo sono state scelte perché sono zone di passaggio, perché rivalutate dalla ztl o perché semplicemente sono punti della città che amiamo. Ci accertiamo che non creino disagio e poi…be poi viene il lancio, che è la parte più divertente!
Cosa ci riserva il futuro? Avete in mente qualcos’ altro per rallegrare la nostra cittadina?
Abbiamo iniziato un istallazione artistica con i semafori che forse ancora non avete notato: per ora sono solo tre a S. Leucio, Via Caduti Sul Lavoro e Ercole, ma abbiamo un magazzino pieno di idee e progetti che aspettano solo di essere attuati e che sono solo alcuni degli innumerevoli modi per rendere Caserta più artistica, colorata, vivibile. Per ora il nostro primo obiettivo l’abbiamo raggiunto: far alzare la testa ai Casertani!
Mentre registravo questa intervista venivano rimosse le prime “shoefiti”, quelle a Via Unità d’Italia. Non sappiamo i motivi di questo gesto, siamo convinti che questa forma d’arte, sebbene ai limiti della legalità non sia proibita né rischiosa e speriamo che questa non sia l’ennesima forma di repressione nei confronti di una nuova arte urbana, non convenzionale e non commercializzata, libera, spontanea, segno di una volontà di esprimere la voce di una cittadinanza attiva, spontanea, viva che vuole rallegrare un po’ la faccia triste di Caserta.
Valentina Sanseverino
Tutti in Piazza.it
...
Read More >